uno dei due è l'altro

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sabato 3 ottobre 2015

Archie Shepp. Il Black Power, l'Africa e la palingenesi del jazz







Io sono un artista antifascista. La mia musica è funzionale. Io suono musica che parla della mia morte per mano vostra...la nostra vendetta sarà nera come è nero il colore della  sofferenza, com’è nero Fidel, com’è nero Ho Chi-minh” (Archie Shepp)



Nel giugno del 1966, il grido "Black Power!" venne lanciato da  Stokely Carmichael nel corso della marcia dei neri nella citta' di Jackson nel Mississippi. Fu uno dei momenti esplosivi di quella storica stagione, iniziata negli Sati Uniti fin dagli anni '20 con l'Harlem Renaissance  e con le teorie di Marcus Garvey sul ritorno dei neri in Africa e sul rinascimento dell'Africa nera. Ora nuovi stati   nascevano a decine nel continente africano, a prova delle virtù del popolo nero. Nuove speranze venivano suscitate. L'Africa era la nuova frontiera dei neri. Malcom X infiammava i cuori. Il Black panter party, fondato nell'ottobre del '66 da  Huey Newton e  Bobby Seale teorizzava la lotta di classe di  neri e bianchi e il rifiuto del nazionalismo culturale.
Una vecchia canzone del folklore nero veniva spesso cantata:
 We shall overcome



   Già nel 1960 Max Roach con Fredoom Now Suite aveva offerto "un contributo alla lotta di liberazione del popolo afro-americano facendosi per la prima volta veicolo di una veemente protesta, di una richiesta perentoria di giustizia” (1)  

...Nel 1969, di ritorno dal Pan Africal Festival  di Algeri, Archie Shepp, sassofonista, intellettuale politicamente impegnato, uno dei padri spirituali del nuovo linguaggio jazzistico, espresse il senso di rivelazione che avevano avuto per lui i suoni
 e le percussioni africane.

Fu la miscela tra la ricerca di ataviche sonorita', l'afrocentrismo, la rabbia nera, il senso di libertà espressiva e la "nostalgia immemorabile" 
 a dare vita al New Thing musicale: 
al free jazz.




Archie Shepp  nasce in Florida il 24 maggio 1937. Si stabilisce a Philadelphia nel 1944. Studia il pianoforte, il clarinetto e, nel 1952,  il sax alto . Divenuto amico di Lee Morgan, frequenta il club Music City dove incontra Ted Curson, Bobby Timmons e Henry Grimes; si esibisce anche  all’interno di una orchestra di rhythm and blues.

Tra il 1955 e 1959 segue gli studi all’università, si laurea in drammaturgia e scrive il suo primo lavoro teatrale. Intanto acquisisce  una coscienza  politica della lotta  di rivendicazione  del popolo nero americano. Nel 1960 si trasferisce a New York e dopo aver ascoltato Coltrane al Five Spot decide di consacrarsi al tenore. Per più di un anno suona e incide due volte col gruppo di Cecil Taylor.

Nel 1962 guida un quartetto con Bill Dixon  e incide così il suo primo disco: “Peace”. Nel 1963 fonda con Don Cherry e John Tchicai i New York Contemporary Five, con cui andrà in tournée nei paesi dell’Est e in Scandinavia.
 L’anno seguente  è decisivo: incide in sestetto “Four for Trane”, assistito dallo stesso Coltrane. Prende parte ai “concerti di novembre” della Judson Hall, prima manifestazione pubblica  della New Thing. Partecipa alla fondazione del Jazz Composers Guild che raggruppa ben presto il gotha dell’avanguardia: Taylor, Sun Ra, Tchicai, Paul e Clara Bley, Roswell Rudd, ecc.



Il free jazz ha preso il via e Shepp risulta uno degli artisti più completi, più impegnati e più ascoltati di questa musica. Suona “in prima linea” nell’orchestra di Ascension diretta da Coltrane (giugno 1965), l’incisione più importante della nuova modernità jazzistica. Nello stesso anno esce anche il suo Fire Music, un disco dal suono "simile a un'eruzione vulcanica" in cui si leggono i primi segni dell'afrocentrismo di Shepp. Nell'album viene recitata una sua poesia dedicata a Malcolm X, morto pochi giorni prima.  Shepp cerca di "forzare i limiti delle risorse semantiche  della musica per attribuire a ciò che suona un significato politico per, fare del jazz uno strumento di lotta” (2). Il titolo del disco è ispirato alla tradizione 
della "musica cerimoniale africana".

Sempre nel 1965, partecipa al festival jazz di Newport e la sua esibizione viene incisa su vinile insieme a quella di Coltrane. Il disco, New Thing at Newport, gli dà grande visibilità a livello internazionale. Nello stesso anno produce l'opera teatrale  The Communist, che va in scena a New York. Nel 1966 incide con un ottetto Mama too Tight, un condensato di musiche afroamericane che vanno da Duke Ellinghton
alle ballate ancestrali. 

Con The Magic of Ju-Ju (1967), disco radicale, per sax tenore e strumenti a percussione africani,  l'elemento che rimanda a questo continente 
diventa anche più esplicito.

 A quell'epoca altri jazzisti neri si avvicinarono all'afrocentrismo e alla tradizione musicale africana. Ma naturalmente il continente elettivo di questa musica 

fu l'Europa intellettuale e politicizzata.


Nell’autunno del 1967 intraprende una vasta tournée a capo di un quintetto e trionfa al Festival di Donaueschingen. Nell’estate del 1969 partecipa al primo Festival panafricano di Algeri. Da cui verrà tratto l'album Live at the Panafrican Festival .  Con lui e suoi musicisti suonano  artisti sconosciuti incontrati occasionalmente, probabilmente musicisti tradizionali diwan o gnaoui, che con flauti, strumenti a percussione e karkabous portano ritmi con spirali da trance.
Nel disco Shepp dichiara esplicitamente che il jazz è black power,  potere africano,  musica africana.  È andato a cercare la musica delle origini e del futuro, e ha scoperto le sonorità berbere dei tuareg (3).


 Nel 1970 partecipa al Festival  di Antibes. Nel 1975 è a Montreux e Massy.  Shepp ha continuato a sperimentare lungo tutti gli anni settanta, dando vita a dischi come Attica Blues e The Cry Of My People in cui tornano evidenti l'interesse e la passione per il rhythm'n' blues e il funk. 



Tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta Shepp si divide fra la ricerca della musica africana e il jazz più tradizionale, incidendo anche con musicisti europei. Regista nel 1995 Live in Paris. Per lui, come per altri musicisti free 
l'Europa è stata meglio predisposta all'ascolto. 

Lungo gli anni della sua carriera  riprende occasionalmente il suo primo interesse,
 la drammaturgia.

A partire dal 1970 fino ai primi anni del 2000 Archie Shepp è stato professore nel dipartimento di studi afroamericani all'università del Massachusetts 
dove insegnava sia musica che storia della musica.


Personalità artistica e intellettuale di prim’ordine,  Shepp, è stato senza dubbio uno dei musicisti guida dell’avanguardia free, e ha saputo raggiungere, senza abbandonare l’essenziale di questa estetica, la “via reale” dell’arte jazzistica.
Ha Sviluppato una grande polistrumentalità: inizialmente altoista, suona anche il soprano dal 1969, il pianoforte dal 1975 e canta blues e grandi successi. 

Ha popolato il suo universo musicale, la cui sostanza è in continua espansione, di temi ed elementi stilistici forniti dalle più grandi voci del jazz: da Ellington a Monk e Mingus, da Parker a  Taylor



Possiede la capacità, tecnica ed emotiva, di integrare nella sua esecuzione al sassofono vari effetti e risvolti ereditati dai maestri del tenore da Webster a Coltrane, secondo una combinazione che gli è propria, che intensifica i tratti specifici del suo stile: tono rauco e selvaggio degli attacchi, suono massiccio che scolpisce un vibrato dominato in tutte le sue sfumature, trasporto della frase fino allo stremo, bruschi dislivelli di altezza, intensità e ritmo, ma anche morbidezza di velluto tessuta sulle ballad. Shepp è riuscito ad approfondire lo spirito e la lettera delle due facce del canto originale 
della musica neroamericana: il blues e lo spiritual.

In mezzo a brani classici o composti da lui, fa rivivere continuamente la forza dell’estraneità rispetto alla musica europea, in un misto unico di violenza ferita e di nostalgia immemorabile. La vastità della sua opera ( al rischio di alcune ineguaglianze) testimonia che Shepp è uno dei migliori interpreti della memoria babelica del jazz. La sua sensibilità libertaria lo hanno spinto alla raccolta e alla presentazione di questa musica, oltre che alla sua invenzione.

A 78 anni  Archie continua a suonare.






Note
1) Arrigo Polillo, "Jazz". Mondadori
2) Arrigo Polillo, "Jazz". Mondadori
3) Sull'immagine di copertina si intravede la Djamâa Ketchaoua che è nella bassa Casbah di Algeri e risale al 1612. Sotto l'occupazione coloniale era stata trasformata in cattedrale. La liberazione nazionale la rese al culto mussulmano. Un concerto jazz, proprio li davanti: sarebbe possibile, oggi?


Per questo post ho attinto a piene mani dal celeberrimo "Jazz"  di Arrigo Polillo, testo sempre estremamente utile oltre che appassionante. Ho estrapolato e parzialmente rielaborato la nota su Shepp, barocca e psichedelica, pubblicata sul prezioso "Dizionario Jazz" edito da Armando Curcio Editore - "Divisione Grandi Opere" nel 1989 (non credo sia ancora in catalogo: io l'acquistai venti anni fa di seconda mano!). Ho letto e utilizzato i libri "Jazz Music" e "Jazz 101" di Flavio Caprera pubblicati da Mondadori e "Una Storia del Jazz" di Piero Scaruffi. En passant ho visitato Wikipedia e qualche blog naturalmente sempre ascoltando la straordinaria musica del Maestro Archie.


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