uno dei due è l'altro

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giovedì 7 luglio 2016

Un esercizio di Caco-liberismo

L’uomo è fatto per mangiare carne.*




È nota a tutti la tendenza del fagiolo a creare aerofagia, che è dovuta al fatto che alcuni zuccheri non sono scissi dagli enzimi digestivi e giungono pertanto non digeriti nell’intestino crasso, dove la flora batterica innesca quei disgustosi processi fermentativi che creano aria puzzolente che spesso esce dall’orifizio anale sotto il nome di peto o scoreggia. Problemi simili sono creati dalle cipolle, che inoltre causano alito cattivo in ragione degli elementi chimici che le conferiscono il tipico odore. Non degradati nel sistema digerente, entrano nel flusso sanguigno. 

Quando il sangue ritorna ai polmoni per ottenere ossigeno attraverso la respirazione, l’odore fuoriesce dalla bocca provocando il tipico alito rivoltante. Questi grevi inconvenienti sono provocati anche dal cavolo, specie quando viene consumato sotto forma di crauti, e da decine di altri vegetali la cui citazione sarebbe tediosa per il lettore e inutile, tanto sono noti i loro effetti dannosi. Aggiungo solo, a titolo di chiosa di questa piccola rassegna, l’odore nauseabondo dell’urina di chi ha mangiato asparagi o l’alito pernicioso dei mangiatori d’aglio. È pertanto innegabile che il consumo di vegetali è responsabile di numerose affezioni a carico dell’apparato gastro-intestinale e, in genere, per tutto l’organismo.

Questa tesi trova ampia giustificazione nelle scienze biologiche. L’uomo si è evoluto dalla ferina animalità proprio nel momento in cui ha smesso di cibarsi esclusivamente di vegetali raccolti qua e là, mentre l’invenzione dell’agricoltura nel Neolitico è stata dettata più dalla necessità di far fronte alla carestia che colpiva i gruppi tribali in crescita demografica che dalla natura umana, intrinsecamente carnivora
Lo status della caccia è sempre stato elevato proprio per questi motivi, e non a caso esso è sempre stato passatempo dei nobili e delle persone di più elevato rango sociale, che hanno contribuito allo sviluppo della società umana in maniera assai più determinante che non il popolo di villici costretti a una dieta vegetariana.




Un discorso meritano le allergie e intolleranze alimentari. Se si esclude l’intolleranza al lattosio (che comunque non è presente nella carne), la principale intolleranza nota è provocata dal glutine (celiachia). Inoltre, la maggior parte delle allergie sono determinate dai vegetali: frutta a guscio, frutta, legumi (compresi i germogli di soia), ortaggi, semi di sesamo, semi di girasole, semi di cotone, semi di papavero 
e semi di senape.

 La carne non rientra direttamente tra le cause di questi disturbi. Le patologie che vengono erroneamente attribuite al consumo di carne sono invece da addebitare ad additivi e coloranti, cioè a sostanze artificiali introdotte nell’alimento più naturale e benefico per l’uomo, che si è evoluto proprio grazie al suo consumo. Non ci sono dubbi sul fatto che la maggior parte delle allergie e delle intolleranze alimentari sono causate dal consumo di vegetali.



Non sono poi da sottovalutare i negativi effetti del consumo di vegetali sullo sviluppo dei popoli: le Organizzazioni Internazionali hanno evidenziato che il maggior numero di decessi in età infantile e giovanile avvengono proprio nei paesi in cui è tradizionale una parca dieta a base di vegetali e cereali. A titolo di esempio, la mortalità in Somalia, paese a prevalente dieta vegetariana, è assai più elevata che tra i Danesi, che sono forti mangiatori di carne. Su questo sfortunato paese africano, voglio tra parentesi ricordare che un tempo Mogadiscio esportava carne in scatola verso l’Italia, prima che alla nostra onesta ed efficiente Amministrazione Fiduciaria si sostituissero dapprima la dittatura e poi il caos delle bande tribali e religiose, con gravi danni agli allevamenti zootecnici.




Considerazioni ecologiche suggeriscono poi che la produzione e il consumo di carne sono più rispettosi dell’ambiente di quanto non sia l’agricoltura. Infatti gli allevamenti, sia allo stato brado che industrializzati, occupano assai meno territorio delle coltivazioni. Così gli Americani, grandi carnivori, hanno a disposizione numerosi e vasti parchi nazionali in cui la natura si è conservata incontaminata, cosa che non succede ad esempio tra gli Indù, ai quali un assurdo divieto religioso vieta la carne, con conseguenti città sporche e caotiche e produzione esasperata di sostanze chimiche per l’agricoltura, e incidenti catastrofici per l’ambiente come successe a Bhopal. 

 
Quanto alla ridicola accusa che gli allevamenti bovini sarebbero una delle fonti principali della produzione di anidride carbonica e quindi contribuirebbero al riscaldamento globale, essa è facilmente demolita dalla considerazione che tutti gli animali superiori, compresi 8 miliardi di uomini, producono CO2 con la respirazione, e che anche i vegetali di notte ne producono immense quantità. Inoltre sarebbe utile conoscere la realtà su questo fenomeno oggi tanto invocato dagli ambientalisti: siamo davvero sicuri che l’attuale fase di riscaldamento, sempre che ci sia, non sia dovuta a una delle tante fluttuazioni climatiche alle quali è andato soggetto il nostro pianeta 
nel corso della sua storia? 

Al tempo degli antichi Greci e Romani è accertato che facesse caldo più di quanto avvenga ora, e non c’erano certo allevamenti bovini su grande scala. I miei lettori avranno già compreso che il consumo di vegetali è un pericolo per l’ambiente.

Giungendo alle conclusioni, sono lampanti i pericoli di una dieta vegetariana per la salute, la società e l’ambiente dell’uomo. Le lobbies degli agricoltori, assai agguerrite, stanno compiendo una straordinaria opera di disinformazione su queste tematiche, appoggiati da medici senza scrupoli e da organi di informazione prezzolati dagli ecologisti. Tuttavia i benefici di una dieta carnivora sono sotto gli occhi di tutti e prima o poi risulterà evidente come l’uomo è fatto per mangiare carne.

                                                                                                      Fabrizio Didietro





* Il caco-liberismo (da non confondersi con il caco-liberalismo) è una branca della cacopedia, il cui metodo di lavoro consiste nel partire da una premessa rovesciata per dedurne un sistema coerente.






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